La pornografia danneggia il cervello, come le sigarette i polmoni. In più provoca dipendenza, come la droga e la nicotina. Quindi bisogna attaccarla sul piano scientifico, oltre che morale, e sconfiggerla portando i produttori in tribunale per cause miliardarie.

John Harmer è un avvocato dello Utah che combatte il porno da quarantanni. Finora ha perso quasi tutte le sue battaglie, ma adesso pensa di aver trovato la strategia giusta per vincere la guerra. Lo sta facendo attraverso la «Lighted Candle Society», un gruppo no profit che ha fondato a Washington assieme ad Edwin Meese, ministro della Giustizia con Reagan. Lo scopo dell’associazione non è solo combattere una lotta politica contro la pornografia: Harmer sta raccogliendo soldi per provare che il consumo di questo prodotto danneggia il cervello. Ogni sostenitore della «Lighted Candle Society» compra per dieci dollari una candela, e aiuta a racimolare altri fondi con cene e iniziative varie.

Le donazioni servono a pagare laccesso ad una macchina per fare la «magnetic resonance imaging» (MRI), cioé la mappatura dettagliata del cervello. Questo strumento è stato utilizzato in passato per studiare gli effetti della televisione e delle immagini violente sullorgano del pensiero. Ora Harmer vuole condurre lo stesso genere di ricerche sulla pornografia, per dimostrare che provoca danni fisici al cervello.

A quel punto potrà fare causa ai produttori, come è avvenuto con le grandi multinazionali del tabacco, obbligate a pagare miliardi di dollari in danni ai clienti che si sono ammalati a causa del fumo. Secondo Harmer il porno, oltre a fare male al fisico, crea dipendenza come la nicotina. Quindi, se i suoi studi andranno a buon fine, ci saranno tutti gli elementi per portare lindustria del sesso in tribunale. «Abbiamo perso molte battaglie ammette lavvocato dello Utah ma non la guerra. Unindagine scientifica potrebbe essere la pagliuzza che spezza la schiena ai produttori».

Harmer ha scritto un libro sulla sua crociata, intitolato «The War We Must Win», e conta sullaiuto di Judith Reisman, presidente dellInstitute for Media Education, a del terapista Victor Cline. Reisman aveva cominciato la sua carriera demolendo il «Kinsey Report», il famoso studio che mezzo secolo fa aveva scatenato la rivoluzione sessuale negli Stati Uniti.

Poi ha scritto «The Psychopharmacology of Pictorial Pornography», in cui sostiene che la visione delle immagini a luci rosse genera reazioni chimiche allinterno del corpo paragonabili agli effetti della droga. «Tutti sanno dice la Reisman che la pornografia ha implicazioni morali e psicologiche negative, rovina la vita sessuale e distrugge i matrimoni. Ma cè di più. Le immagini sessuali sono una erototossina.

La pornografia non agisce sul cervello come una droga: è una droga. Vederla provoca il rilascio nel corpo di adrenalina, testosterone, oxytocina, dopamina e serotonina. E un cocktail di droghe che colpisce lutente. Perciò la pornografia è uno stimolante enorme, che va oltre la questione sessuale e morale. E uno stimolante basato sulleffetto contemporaneo di paura, sesso, vergogna, rabbia e sostanze chimiche». Tutto ciò era vero anche cento anni fa, ma ora internet consente un accesso facile e costante a ogni genere di pornografia, trasformando la dipendenza in epidemia. Harmer e la Reisman sono convinti che attraverso gli studi scienfici appena avviati riusciranno a chiudere il cerchio, dimostrando i danni fisici e scatenando le cause in tribunale.

Il porno fa veramente male?

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